Le onde elettromagnetiche sono un fenomeno
fisico attraverso il quale l'energia elettromagnetica può
trasferirsi da un luogo all'altro per propagazione.
Tale fenomeno di trasferimento di energia può avvenire nello spazio
libero (via etere), oppure può essere confinato e facilitato
utilizzando appropriate linee di trasmissione (guide d'onda, cavi
coassiali, etc.).
Le onde elettromagnetiche, secondo la teoria di Maxwell, sono
fenomeni oscillatori, generalmente di tipo sinusoidale e sono
costituite da due grandezze che variano periodicamente nel tempo:
il campo elettrico ed il campo magnetico.Il campo elettrico E si definisce come una
proprietà o perturbazione dello spazio, prodotta dalla presenza di
cariche elettriche, positive o negative.
Tale perturbazione si può verificare constatando che ponendo una
carica elettrica nella regione perturbata questo risulta soggetto
ad una forza.
L'intensità del campo elettrico si misura in Volt per metro
(V/m).
Qualsiasi conduttore elettrico produce un campo elettrico
associato, che esiste anche quando nel conduttore non scorre alcuna
corrente.
Più alta è la tensione, più intenso è il campo ad una certa
distanza dal conduttore; mentre per una data tensione l'intensità
diminuisce al crescere della distanza.
Conduttori come i metalli, i materiali edili e gli alberi hanno
proprietà schermanti.
Il campo magnetico H può essere definito come
una proprietà o perturbazione dello spazio prodotta dal movimento
delle cariche elettriche ossia dalla presenza di correnti
elettriche oppure da magneti permanenti (calamite).
Tale perturbazione si può verificare constatando che ponendo un
corpo magnetizzato nella regione perturbata, questo risulta
soggetto ad una forza.
L'intensità del campo magnetico si esprime in Ampère per metro
(A/m), anche se solitamente si preferisce riferirsi ad una
grandezza correlata, la densità di flusso magnetico o induzione
magnetica B, misurata in microtesla (µT). Tra le due unità di
misura vale la seguente relazione: 1 T = 7.958 x 105 A/m.
Il campo magnetico viene generato soltanto quando viene acceso un
apparecchio elettrico e quindi scorre corrente. La sua intensità
dipende proporzionalmente dall'intensità della corrente
elettrica.
I campi magnetici sono più intensi in prossimità della sorgente e
diminuiscono rapidamente all'aumentare della distanza, inoltre non
sono schermati dai materiali comuni, come le pareti degli
edifici.
Un campo elettrico variabile nel tempo genera, in direzione
perpendicolare a se stesso, un campo magnetico, anch'esso
variabile, che a sua volta influisce sul campo elettrico stesso.
Questi campi concatenati determinano nello spazio la propagazione
di un campo elettromagnetico, indipendentemente dalle cariche e
correnti elettriche che li hanno generati.
In prossimità della sorgente irradiante, cioè in condizioni di campo vicino, il
campo elettrico ed il campo magnetico assumono rapporti variabili con la
distanza e possono essere considerati separatamente, mentre ad una certa
distanza, cioè in condizioni di campo lontano, il rapporto tra campo elettrico e
campo magnetico rimane costante: in condizioni di campo lontano i due campi sono
in fase, ortogonali tra loro e trasversali rispetto alla direzione di
propagazione (onda elettromagnetica piana).

Le principali caratteristiche delle onde elettromagnetiche
dipendono da una loro proprietà fondamentale: la frequenza
f, ossia il numero di oscillazioni compiute in un secondo.
Tale grandezza si misura in cicli al secondo o Hertz (Hz) e
relativi multipli e sottomultipli.
Strettamente connessa con la frequenza è la lunghezza
d'onda l, che è la distanza percorsa dall'onda durante un
tempo di oscillazione e corrisponde alla distanza tra due massimi o
due minimi dell'onda (l'unità di misura è il metro con relativi
multipli e sottomultipli).
Le due grandezze sono tra loro legate in maniera inversamente
proporzionale attraverso la seguente relazione: f =
v/l dove v è la velocità di propagazione
dell'onda, espressa in metri al secondo (m/s).
La velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche nel vuoto
è di 300000 km/s.
Frequenza e lunghezza d'onda, oltre ad essere tra loro legate, sono
a loro volta connesse con l'energia E trasportata dall'onda, che si
misura in Joule (J) e relativi multipli o in elettronVolt (eV),
valendo tra le due unità di misura la relazione di conversione

L'energia associata alla radiazione elettromagnetica è
direttamente proporzionale alla frequenza dell'onda stessa
attraverso la relazione: E = h f dove
h è una costante detta Costante di Planck pari
a

L'energia elettromagnetica trasportata dall'onda nell'unità di
tempo per unità di superficie si definisce densità di potenza S e
si esprime in Watt su metro quadro (W/m2).
Maggiore è la frequenza, maggiore è l'energia trasportata
dall'onda. Quando un'onda elettromagnetica incontra un ostacolo
penetra nella materia e deposita la propria energia producendo una
serie di effetti diversi a seconda della sua frequenza.
Dai meccanismi di interazione delle radiazioni con la materia
dipendono gli effetti e quindi i rischi potenziali per la salute
umana.
L'insieme di tutte le possibili onde elettromagnetiche, in funzione
della frequenza e della lunghezza d'onda, costituisce lo spettro
elettromagnetico. Nello spettro elettromagnetico
si possono distinguere due grandi zone.

Le onde elettromagnetiche con frequenza superiore a 3000 THz e
lunghezza d'onda inferiore a 100 nm hanno un'energia tale (>
12.4 eV) da rompere i legami chimici che tengono uniti gli atomi e
le molecole e quindi da ionizzare la materia e sono dette
radiazioni ionizzanti (IR); viceversa, le onde con frequenza
inferiore non trasportano un quantitativo di energia sufficiente a
produrre la rottura dei legami chimici e produrre ionizzazione e
sono perciò dette radiazioni non ionizzanti (NIR): è in questa
regione dello spettro elettromagnetico che si parla propriamente di
campi elettromagnetici.
In particolare le radiazioni non ionizzanti di maggiore
interesse ambientale sono le seguenti:
-
radiazione con frequenza compresa tra 0 a 300 GHz, che possono
a loro volta venire suddivise in:
- campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse (ELF), con
frequenza tra 0 e 3000 Hz, anche detti semplicemente campi
elettromagnetici a bassa frequenza;
- campi elettromagnetici a radiofrequenze e microonde (RF e MO),
che convenzionalmente vanno da frequenze di 100 KHz a frequenze di
300 GHz, anche comunemente detti campi elettromagnetici ad alta
frequenza.
-
radiazione luminosa (luce visibile)
-
radiazione ultravioletta.

L'inquinamento elettromagnetico (elettrosmog) in ambito
domestico e sui luoghi di lavoro è formato da due componenti fondamentali:
- Elettrosmog a bassa frequenza (ELF, Extremely
Low Frequencies) generato dalle linee elettriche, dagli elettrodomestici, dalle
attrezzature d'ufficio quali fotocopiatrici, computer, stampanti;
- Elettrosmog a radiofrequenza, generato da
antenne trasmittenti, quali i ponti radio della telefonia cellulare e della emittenza
radiotelevisiva, così come dagli stessi apparati cellulari (telefonini).
A differenza di altre forme di inquinamento, l'elettrosmog
non può essere percepito con i normali organi di senso: non fa rumore, non puzza, non si
può vedere. Per questo è importante ricorrere ad una strumentazione opportuna
(misuratori di campo) per assicurarsi di non vivere e lavorare in condizioni di potenziale
pericolo per la propria salute.
Le unità di
misura:
campo magnetico, campo elettrico
e densità di potenza
Il Tesla è l'unità
di misura del campo magnetico adottata dal Sistema Internazionale (SI).
Esiste anche un'altra unità comunemente usata nella misura del campo
magnetico, il Gauss.
Un Tesla corrisponde a 10.000 (diecimila) Gauss.
In uno specifico mezzo, l'intensità del campo elettrico E è legata alla
densità di potenza P (espressa in Watt/m2) dalla relazione:
P(W/m2) = E2 /
Z dove Z è l'impedenza del mezzo.
Si noti come la
corrispondenza tra intensità di campo (V/m) e densità di potenza (W/m2)
non è lineare ma quadratica: quando il campo aumenta di 10 volte, la
densità di potenza aumenta di 100 volte.
Per la misura dei campi
elettromagnetici a bassa frequenza si adotta come unità di misura il Tesla,
o meglio il suo sottomultiplo microTesla (abbreviato uT)
pari ad un milionesimo di Tesla.
Per la misura dei campi
elettrici a Radiofrequenza si usa invece come unità di misura il Volt/metro
(abbreviato V/m).
Campi elettromagnetici a bassa frequenza
(ELF)
ELF (extremely low frequency) è la terminologia anglosassone per
definire i campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse,
ossia comprese tra 0 Hz e 3000 Hz. Nell'uso comune tali campi sono
anche detti semplicemente "a bassa frequenza".
Le principali sorgenti artificiali di campi ELF sono:
- i sistemi di trasmissione e distribuzione dell'energia
elettrica, comunemente detti elettrodotti e costituiti
da:
- linee elettriche a differente grado di tensione (altissima, alta,
media, bassa), nelle quali fluisce corrente elettrica alternata
alla frequenza di 50 Hz
- impianti di produzione dell'energia elettrica
- stazioni e cabine di trasformazione elettrica
- i sistemi di utilizzo dell'energia elettrica,
ossia tutti i dispositivi, ad uso domestico ed industriale,
alimentati a corrente elettrica alla frequenza di 50 Hz, quali
elettrodomestici, videoterminali, etc.
In USA, Canada e Giappone si utilizza corrente alternata alla
frequenza di 60 Hz.
In prossimità di un elettrodotto si generano un campo elettrico
e un campo magnetico e l'esposizione è valutabile misurando
separatamente l'entità del campo elettrico e del campo magnetico.
Infatti a tale frequenza le dimensioni e distanze reciproche degli
oggetti sono molto inferiori alla lunghezza d'onda.
SISTEMI DI TRASMISSIONE E DISTRIBUZIONE DELL'ENERGIA
ELETTRICA
Linee elettriche
Le caratteristiche principali di una linea elettrica sono la
tensione di esercizio, misurata in chilovolt (kV)
e la corrente trasportata, che si esprime in
Ampére (A).
Le tensioni di esercizio delle linee elettriche in Italia sono 0.4
e 15 kV per la bassa e media tensione, 132, 220 e 380 kV per l'alta
e altissima tensione. In America esistono anche linee a 765 kV ed a
1000 kV. Dalla tensione di esercizio dipende l'intensità del campo
elettrico generato, che aumenta all'aumentare della tensione della
linea. La tensione di esercizio è un parametro costante all'interno
della linea: quindi per una linea ad una data tensione, il campo
elettrico in un determinato punto risulta costante nel tempo.
Nello spazio l'intensità del campo elettrico diminuisce
all'aumentare della distanza dalla linea e dell'altezza dei
conduttori. Il campo elettrico ha la caratteristica di essere
facilmente schermabile da oggetti quali legno, metallo, ma anche
alberi ed edifici: tra l'esterno e l'interno di un edificio si ha
una riduzione del campo elettrico che è in funzione del tipo di
materiale e delle caratteristiche della struttura edilizia.
Ad esempio se al di sotto una linea a 380 kV si possono misurare
valori di campo elettrico di 4.5-5 kV/m, all'interno di edifici
posti nelle vicinanze della linea si riscontrano livelli di campo
di 10-100 volte inferiori, a seconda della struttura del fabbricato
e del materiale usato per la costruzione.
L'intensità del campo magnetico dipende invece
proporzionalmente dalla corrente circolante. Tale corrente è
variabile nel tempo in dipendenza dalle richieste di energia e
mediamente può assumere valori da alcuni Ampere ad un migliaio di
Ampere, a seconda della linea elettrica.
Anche l'intensità del campo magnetico diminuisce nello spazio
all'aumentare della distanza dalla linea e dell'altezza dei
conduttori. A differenza del campo elettrico, però, il campo
magnetico non è schermabile dalla maggior parte dei materiali di
uso comune, per cui risulta praticamente invariato all'esterno e
all'interno degli edifici. Ad es. se si misurano livelli di campo
magnetico di 15-20 µT sotto una linea a 380 kV, all'interno di
edifici vicini i valori di campo rilevati risultano di entità
paragonabile.
Le linee elettriche possono essere aeree o interrate. Le prime
sono costituite da fasci di conduttori aerei sostenuti da appositi
dispositivi (tralicci o pali) che formano campate con il tipico
andamento a catenaria, ed a loro volta si distinguono in linee
aeree in conduttori nudi e linee aeree in cavo. Le linee interrate
invece sono sempre in cavo. Nelle linee aeree in conduttori nudi i
conduttori sono distanziati tra loro, sospesi tramite isolatori e
sorretti da opportuni sostegni. Nelle linee in cavo i conduttori
sono isolati (rivestiti da una guaina isolante) e attorcigliati tra
loro (cavi elicordati).
I conduttori attivi (ossia sotto tensione e percorsi da
corrente), costituiti da corde di rame o di alluminio-acciaio, sono
normalmente in numero di tre, a formare una terna trifase in cui la
tensione sui singoli conduttori è la stessa, ma risulta sfasata di
120ş. A seconda della disposizione dei conduttori, si distinguono
per le linee aeree una conformazione a delta ed una conformazione a
pino.
Rete elettrica
Alcuni elettrodotti sono costituiti da due terne, e
vengono perciò chiamati a doppia terna. La doppia terna può essere
ottimizzata o non ottimizzata. Si parla di doppia terna ottimizzata
quando le coppie di conduttori ad eguale altezza hanno fasi diverse
e correnti concordi oppure fasi uguali e correnti discordi, mentre
la doppia terna è non ottimizzata quando le coppie di conduttori ad
eguale altezza hanno fasi uguali e correnti concordi oppure fasi
diverse e correnti discordi.
Le linee aeree ad alta tensione hanno di norma un ulteriore
conduttore non attivo (a potenziale nullo) detto fune di guardia,
con la funzione di parafulmine.
Le linee aeree in conduttori nudi sono la tipologia più utilizzata
per gli elettrodotti ad alta tensione, mentre le linee interrate,
costruite frequentemente sotto le superfici stradali, ma anche
sotto suolo nudo, sono usate soprattutto per la media e bassa
tensione.
Nelle linee interrate il campo elettrico è fortemente attenuato sia
dal terreno sia dalla schermatura dei cavi, mentre lo stesso non
avviene, come sopra illustrato, per il campo magnetico.
In generale si può affermare che l'intensità del campo elettrico a
livello del suolo immediatamente al di sopra dei cavi di una linea
interrata è inferiore a quella del campo elettrico immediatamente
al di sotto di una linea aerea in conduttori nudi alla medesima
tensione. Ciò è dovuto soprattutto ad una maggiore compensazione
delle componenti vettoriali associate alle diverse fasi, per
effetto della reciproca vicinanza dei cavi, che essendo isolati,
possono essere accostati l'uno all'altro.
Impianti di produzione dell'energia
elettrica
Sono di diversi tipi a seconda della fonte di energia che viene
utilizzata per produrre energia elettrica; di seguito vengono
elencate le principali categorie di centrali di produzione:
Centrale idroelettrica: impianto che trasforma
l'energia dell'acqua di un fiume o di uno sbarramento in energia
elettrica. Le centrali idroelettriche in Italia per lo più sono
ubicate lungo l'arco alpino ed in alcune zone appenniniche.
Centrale termoelettrica: impianto che trasforma
l'energia termica dei combustibili in energia elettrica attraverso
la creazione di vapore o utilizzando i gas derivati dalla
combustione. E' composta da tre parti fondamentali: caldaia,
turbina e alternatore.
Centrale eolica: impianto che trasforma
l'energia del vento in energia elettrica sfruttando il movimento
rotatorio di turbine dette aerogeneratori.
Esistono anche altri impianti di produzione di energia da fonti
rinnovabili, quali le centrali fotovoltaiche, geotermiche e a
biomasse.
Stazioni e cabine di trasformazione
elettricaUna stazione o cabina di trasformazione è costituita da un
complesso di apparecchiature che servono per trasferire l'energia
elettrica tra linee elettriche a tensioni diverse. La conversione
ad un livello di tensione inferiore è effettuata tramite uno o
raramente due trasformatori con una potenza di alimentazione
adeguata.
Gli elettrodotti distribuiti sul territorio danno luogo nel loro
complesso alla rete elettrica.
La rete elettrica nazionale è articolata in una rete di
trasmissione e in tre reti di distribuzione rispettivamente ad
alta, media e bassa tensione.
La gestione unificata della rete di trasmissione è di competenza
del GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale), mentre la
proprietà della stessa può essere di diversi soggetti, quali
Terna/Gruppo Enel, RFI, Edison, etc. Per quanto riguarda le reti di
distribuzione, il soggetto concessionario ha il monopolio su un
determinato territorio ed anche in questo caso i proprietari
possono essere diversi: Enel Distribuzione, RFI, Aziende
Municipalizzate (META, AMPS, HERA, etc.).
Il primo nodo della rete elettrica è costituita dalle centrali di
produzione dell'energia elettrica, che in Italia sono per la
maggior parte (2/3) termoelettriche, per 1/5 idroelettriche ed in
minima parte geotermiche, eoliche e fotovoltaiche.
Rete di trasmissione:
La Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) è costituita da tutte le
linee elettriche ad altissima tensione (AAT: 380 kV e 220 kV)
(linee di trasmissione ad altissima tensione), da alcune linee ad
alta tensione (AT: 132 kV) (linee di trasmissione ad alta tensione)
nonché dalle stazioni di trasformazione AAT/AT (380-220/132 kV). La
RTN costituisce l'ossatura principale della rete elettrica
nazionale e svolge il ruolo di interconnessione degli impianti di
produzione nazionale (centrali) e di collegamento con la rete
elettrica internazionale.
Le linee elettriche di trasmissione ad altissima tensione
(380-220 kV) e ad alta tensione sono utilizzate per il
trasporto dell'energia elettrica su grandi distanze.I vantaggi delle linee ad altissima ed alta tensione si possono
individuare nei punti seguenti in quanto:
- aumentando la tensione aumenta l'efficienza di
trasmissione;
- occorre un minor numero di installazioni e quindi si ha una
minore compromissione del territorio.
Le stazioni di trasformazione AAT/AT (380/132 kV) o
stazioni primarie sono collocate in prossimità di alcuni
centri o utenze importanti (grandi città o grandi complessi
industriali) e trasformano l'energia dalla tensione di trasporto a
quella della rete di distribuzione ad alta tensione. Le stazioni
primarie occupano spazi notevoli sul territorio e sono il punto di
arrivo e partenza di più linee aeree; sono solitamente costruite in
zone con scarsa presenza di abitazioni e pertanto generalmente non
pongono problemi dal punto di vista dell'esposizione della
popolazione.Rete di distribuzione ad alta tensione:
Le linee elettriche di distribuzione ad alta tensione
(AT: 132-50 kV) collegano le stazioni di trasformazione
AAT/AT alle stazioni di trasformazione AT/MT e in alcuni casi sono
deputate alla fornitura di energia elettrica alle grandi utenze
(es. industrie con elevati consumi). La necessità della costruzione
di linee di distribuzione ad alta tensione scaturisce dalla
crescente richiesta di energia elettrica e dalla conseguente
esigenza di collegare i luoghi di produzione con i luoghi di
consumo di tale energia.
Rete di distribuzione a media tensione:
Le stazioni di trasformazione AT/MT (132-50/15 kV) o cabine
primarie (CP) trasformano l'energia elettrica dall'alta
tensione alla media tensione di distribuzione. Sono ubicate nei
territori provinciali nelle aree territoriali interessate dai più
elevati fabbisogni di potenza ed energia elettrica e garantiscono
la fornitura di energia per i diversi settori produttivi
(industrie, centri commerciali, etc.) e per gli utenti domestici di
grandi dimensioni (grandi condomini).

Le linee elettriche di distribuzione a media tensione
(MT: 15 kV) si distinguono in linee principali denominate
dorsali, alimentate dalle cabine primarie, che interessano, di
norma, il territorio di più comuni e servono a garantire la
fornitura di energia a grandi clienti (medie utenze industriali), e
da linee secondarie dette derivazioni (derivate appunto dalle
dorsali), che di norma interessano i singoli territori comunali. Le
linee dorsali collegano tra loro, alimentandole, le cabine di
trasformazione MT/bt.
Rete di distribuzione a bassa tensione:
Le cabine di trasformazione MT/bt (15 kV/380-220 V) o
cabine secondarie trasformano l'energia elettrica dalla
media tensione di distribuzione alla bassa tensione di
utilizzazione, e possono essere inserite in aree vicine ad edifici
o in alcuni casi all'interno di edifici. Più precisamente le
tipologie costruttive delle cabine MT/bt sono le seguenti:
- Cabine box ed a torre separate dal resto degli edifici;
- Cabine minibox da collocare in ambito urbano aventi ridotta
dimensione.
In casi estremi, soprattutto nell'ambito di zone fortemente
urbanizzate si possono trovare trovare cabine all'interno di
edifici destinati a permanenza di persone ma la loro collocazione
in quest'ambito o risale a costruzioni antecedenti gli anni '90 o
va fortemente motivata dal richiedente.
Nelle aree rurali, con case sparse, al posto delle cabine di
trasformazione, sono previsti i posti di trasformazione su
palo.
Poiché il trasporto di energia elettrica, a causa di vincoli
tecnici, viene effettuato in alta e media tensione, le cabine
secondarie sono impianti indispensabili per poter garantire in
sicurezza la fornitura di energia elettrica a bassa tensione ai
cittadini che ne fanno richiesta, in attuazione agli obblighi
derivanti dalle leggi vigenti ai concessionari del servizio
elettrico. L'esigenza di costruire nuove cabine MT/bt si può
manifestare nei seguenti casi: a) nell'ambito delle opere di
urbanizzazione primaria e/o generale, nel caso si debbano
elettrificare centri residenziali, aree lottizzate, aree destinate
a pluralità di insediamenti industriali, artigianali, terziari,
autorizzati, di norma, attraverso Piani Particolareggiati di
iniziativa pubblica o privata; b) per soddisfare nuove richieste di
allacciamento avanzate da singoli cittadini; c) in conseguenza
dell'aumento di potenza richiesto dai cittadini già allacciati alla
rete elettrica (introduzione di nuovi elettrodomestici, modifiche
di destinazione d'uso di locali, ristrutturazione degli
edifici...).
In riferimento ai valori di campo elettrico e magnetico prodotti
nelle aree confinanti, da misure sperimentali, nel caso specifico
di cabine di trasformazione MT/bt con collegamenti in cavo
interrato in ingresso ed in uscita, a distanza dalle pareti
superiori a 50 cm si trovano in genere valori di E < 5 V/m e di
H < 10 µT.
Le linee elettriche di distribuzione a bassa tensione
(bt:380-220 V)
sono quelle che trasportano la corrente per la fornitura alle
piccole utenze (abitazioni, esercizi pubblici commerciali ed altre
attività lavorative artigianali o della piccola industria e
similari). I conduttori possono essere aerei o interrati.
Solitamente sono ammarati agli edifici, entrano negli stessi ed
alimentano il quadro contatori; la corrente viene poi distribuita
ai singoli utenti. L'alimentazione delle linee a bassa tensione che
interessano il territorio è garantita dalle cabine secondarie
MT/bt.
Campi elettromagnetici ad alta frequenza
(RF)
Le principali sorgenti artificiali nell'ambiente di campi
elettromagnetici (cem) ad alta frequenza (RF), ossia con frequenze
tra i 100 kHz e i 300 GHz, comprendenti cem a radio frequenze (100
kHz - 300 MHz) e microonde (300 MHz - 300 GHz), sono gli
impianti per radiotelecomunicazione.
Tale denominazione raggruppa diverse tipologie di apparati
tecnologici:
Impianti per la telefonia
mobile o cellulare, o stazioni radio base (SRB)
- GSM, DCS e UMTS
- Sistemi Punto-Multi
punto
- Televisione digitale
palmare (DVB-H)
- Sistemi Wi-Fi
- Sistemi
Wi-Max
Impianti di diffusione
radiotelevisiva (RTV: radio e televisioni)
-
Radio digitale
(DAB)
-
Televisione digitale
terrestre (DVB-T)
Ponti radio (impianti
di collegamento per telefonia fissa e mobile e radiotelevisivi)
Radar.
In generale un impianto per radiotelecomunicazione, sia esso
radiotelevisivo, per telefonia mobile, radar o ponte radio, è dato
dall'insieme delle apparecchiature che permettono la diffusione o
il trasferimento di segnali attraverso onde elettromagnetiche ad
una determinata frequenza o range di frequenza (MHz) e con una
determinata potenza (Watt).
Tali apparecchiature sono di norma costituite da un apparato
ricevente (ricevitore), da un apparato trasmittente
(trasmettitore), dal sistema radiante (trasduttore), composto da
elementi radianti (antenne trasmittenti) e dai sistema di
collegamento tra le varie antenne e di alimentazione dal
trasmettitore.
In sostanza, per svolgere la loro funzione, gli impianti per
radiotelecomunicazione devono emettere verso l'esterno, con la
massima efficienza, l'energia elettromagnetica generata e
amplificata dal trasmettitore; questa emissione avviene attraverso
apparati trasduttori composti da dispositivi (antenne) che operano
la trasformazione di un segnale elettrico in energia
elettromagnetica irradiata nello spazio libero.
Una delle caratteristiche principali degli impianti per
radiotelecomunicazione, da cui dipende l'entità dei campi
elettromagnetici generati, è infatti la potenza in ingresso al
connettore d'antenna del sistema radiante, che si misura in Watt e
relativi multipli e sottomultipli (di norma dai milliwatt - mW ai
chilowatt - kW).
Un'altra proprietà importante di tali apparati è il guadagno
(espresso in dBi o dBm), che misura la capacità del sistema di
concentrare la potenza elettromagnetica emessa in una determinata
direzione. Il guadagno si esprime per confronto tra l'antenna
considerata e un'antenna di riferimento, generalmente un'antenna
isotropa (cioè che irradia in modo uguale in tutte le direzioni ),
ed in tal caso si esprime in dBi, oppure un dipolo a mezz'onda, in
tal caso il guadagno si esprime in dBm. Di norma il guadagno si
misura nella direzione di massimo irraggiamento.
Dalla potenza in ingresso al connettore d'antenna al netto delle
perdite (es. cavo di alimentazione) e dal guadagno dipende l'entità
della potenza massima irradiata (ERP).
I
diagrammi
d'irradiazione orizzontale e verticale
rappresentano la
distribuzione dell'energia elettromagnetica emessa lungo i piani
orizzontale e verticale. La trasmissione può
essere di tipo broadcasting oppure di tipo direttivo: nel primo
caso l'antenna deve diffondere il segnale su aree abbastanza vaste
per raggiungere il maggior numero di utenti possibile, mentre nel
secondo le antenne costituiscono un ponte radio, cioè un
collegamento tra due punti posti in visibilità ottica tra di
loro.
Sono un esempio di impianti broadcasting i sistemi di diffusione
radiotelevisiva e le stazioni radio base, che sostanzialmente
differiscono per le potenze impiegate e quindi per le aree di
territorio coperte: i primi hanno spesso potenze superiori al kW e,
a seconda della loro quota di installazione, coprono bacini di
utenza che interessano anche più province, mentre le SRB impiegano
potenze di decine di Watt e di solito interessano aree di qualche
chilometro.
Tecnologie emergenti
Attualmente nel panorama delle radiotelecomunicazioni si sta
assistendo ad una forte evoluzione tecnologica dei sistemi di
diffusione dei segnali, con lo sviluppo di tecniche di trasmissione
sempre più avanzate, di tipo digitale, che permettono un'offerta
sempre più ampia e diversificata di servizi (multimediali e
interattivi) agli utenti, dovendo trasmettere una grande mole di
informazioni tra loro eterogenee e garantire al tempo stesso
un'elevata efficienza dei servizi offerti.
La rapida trasformazione, tuttora in essere, delle reti di
radiotelecomunicazione ha riguardato sia le reti di telefonia
mobile, con l'entrata sul mercato, in via di consolidamento, del
sistema cellulare multimediale di terza generazione UMTS, sia la
rete per la diffusione dei segnali radiotelevisivi, con la
transizione dalla trasmissione analogica a quella digitale e quindi
la comparsa dei primi sistemi di diffusione in tecnica digitale
sonora (DAB: Digital Audio Broadcasting) e televisiva (DVB: Digital
Video Broadcasting).
In particolare, nel settore dell'emittenza radio e televisiva, lo
stesso Ministero delle Comunicazioni sta incentivando la
conversione degli impianti esistenti da analogico a digitale.
L'evoluzione tecnologica assume il carattere di un percorso
obbligato, le cui scadenze sono fissate da provvedimenti
legislativi: dal 1 gennaio 2004 ha preso ufficialmente il via in
Italia la sperimentazione del servizio di televisione digitale
terrestre, con la prospettiva del completamento, entro il 31
dicembre 2006, del passaggio da analogico a digitale e quindi
l'abbandono delle trasmissioni in tecnica analogica. Attualmente si
è quindi in un periodo di transizione, caratterizzato dalla
coesistenza di trasmissioni sia in tecnica analogica che in tecnica
digitale.
I nuovi sistemi di diffusione in tecnica digitale dovrebbero
garantire un minor impatto ambientale, dal momento
che le potenze
utilizzate per questo tipo di trasmissione risultano inferiori a
quelle tradizionalmente usate per le trasmissioni in tecnica
analogica.
Un discorso parallelo riguarda l'evoluzione delle reti di telefonia
mobile. L'affermazione del sistema di nuova
generazione UMTS
prevede l'installazione di un elevato numero di impianti, maggiore
rispetto alle SRB con tecnologia GSM-DCS , ma, come per la
televisione digitale, potenze di trasmissione in gioco inferiori
rispetto a quelle attualmente in uso.
Un'ulteriore evoluzione tecnologica è rappresentata dall'avvio del
sistema DVB-H che integra le reti della telefonia cellulare e del
broadcasting televisivo.
Sempre maggior importanza assumono inoltre i sistemi di tipo
Wireless come le reti punto-multipunto per la telefonia mobile, i
sistemi di connessione radio Wi-Fi (Wireless Fidelity) e
Wi-Max.
Effetti sanitari
A cura di: Paolo Vecchia - Istituto Superiore di
Sanità
Premessa
La valutazione dei rischi sanitari dei campi elettromagnetici è
un processo estremamente complesso, sia per il grande numero di
pubblicazioni scientifiche molto eterogenee e quasi sempre non
esaustive che afferiscono alla tematica, sia per il carattere
multidisciplinare della tematica stessa. Rispetto alle valutazioni
di singoli ricercatori o di gruppi specialistici (ad esempio di
biologi, o fisici, o epidemiologi), che pure abbondano in
letteratura, assumono quindi particolare rilevanza le valutazioni
espresse da commissioni e gruppi di lavoro interdisciplinari, sia
perché un´analisi collettiva consente di confrontare e contemperare
giudizi che altrimenti comporterebbero inevitabilmente un notevole
grado di soggettività, sia perché in queste sedi collegiali
confluiscono competenze diverse, come quelle biologiche, mediche,
epidemiologiche, fisiche e tecnologiche.
Gruppi di studio sono stati costituiti da diversi governi nazionali
e organizzazioni internazionali; tra queste ultime rivestono
particolare importanza l´Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
e la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni
Non Ionizzanti (ICNIRP). Quest´ultima ha emanato nel 1998 delle
linee guida per la protezione dei lavoratori e della popolazione
dall´esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici
nell´intervallo di frequenze tra 0 Hz (campi statici) e 300
GHz.
Un´analisi dei documenti prodotti dalle diverse commissioni cui
si è fatto cenno mostra una sostanziale convergenza nelle loro
conclusioni. Un loro approfondito confronto, alla luce delle
accresciute conoscenze scientifiche intervenute nel tempo trascorso
tra la pubblicazione dell´uno o dell´altro, richiederebbe uno
spazio eccessivo rispetto all´esigenza di sintesi di queste
note.
Ciò considerato, si farà riferimento nel seguito prevalentemente ai
documenti prodotti dall´OMS. Quest´ultima ha avviato nel 1996 un
Progetto Internazionale CEM (campi elettromagnetici), che
esplicitamente prevede tra le sue attività la revisione critica
della letteratura scientifica sugli effetti biologici
dell´esposizione a campi elettromagnetici.
Nell´ambito del progetto, l´OMS cura anche la pubblicazione di
note informative sui diversi aspetti delle problematiche connesse
ai campi elettromagnetici; queste note, regolarmente tradotte in
Italiano a cura dell´Istituto Superiore di Sanità sotto il titolo
di "Promemoria", sono disponibili al pubblico anche sulla rete
Internet (www.who.int/peh-emf/). Ad
esse si farà prevalentemente riferimento nei paragrafi seguenti per
le valutazioni di sintesi della letteratura.
A queste valutazioni sembra comunque opportuno far precedere alcuni
criteri fondamentali universalmente adottati dalla comunità
scientifica e più volte ribaditi dall´OMS.
Criteri fondamentali di valutazione
Soltanto gli studi scientifici accreditati possono
essere inclusi nella letteratura scientifica di riferimento. Come accreditati si
intendono gli articoli pubblicati su riviste che prevedano un vaglio critico
preventivo da parte di esperti di riconosciuta competenza (il cosiddetto
processo di peer review). Possono anche essere inclusi, previo giudizio di
valore, rapporti di istituti nazionali o internazionali di riconosciuto
prestigio;
- le valutazioni sui diversi effetti biologici o sanitari devono
basarsi sull´insieme dei lavori scientifici pertinenti, e non sui
dati di singole ricerche;
- i risultati degli studi (soprattutto quelli biologici o
epidemiologici, caratterizzati da grandi variabilità) dovrebbero
essere confermati da repliche indipendenti delle indagini, prima
che si possa parlare di effetti documentati. Ciò non toglie,
ovviamente, valore a nuovi risultati, che possono avere il
significato di indicazioni talvolta importanti e di stimolo per
ulteriori ricerche;
- è fondamentale la distinzione tra effetti biologici ed effetti
sanitari. Questo aspetto è stato più volte precisato dall´OMS, che
nel suo Promemoria n.182 Campi elettromagnetici e salute pubblica.
Proprietà fisiche ed effetti sui sistemi biologici così definisce i
due effetti:
Un effetto biologico si verifica quando l´esposizione alle onde
elettromagnetiche provoca qualche variazione fisiologica notevole o
rilevabile in un sistema biologico.
Un effetto di danno alla salute si verifica quando l´effetto
biologico è al di fuori dell´intervallo in cui l´organismo può
normalmente compensarlo, e ciò porta a qualche condizione di
detrimento della salute.
Campi elettrici e magnetici a frequenza estremamente
bassa (ELF)
Il Promemoria dell´OMS n. 205 Campi elettromagnetici e salute
pubblica: campi a frequenza estremamente bassa (ELF) fa esplicito
riferimento, per la valutazione dei possibili effetti sanitari a
lungo termine, ad un ampio rapporto prodotto nel 1998 dal National
Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) degli Stati
Uniti.
Rimandando per maggiori dettagli al testo completo del rapporto
NIEHS, disponibile anche sulla rete Internet (www.niehs.nih.gov/emfrapid/)
si riporta di seguito il testo pertinente del promemoria
citato.
Nel giugno 1998, il NIEHS ha convocato un gruppo di lavoro
internazionale per una revisione critica dei risultati della
ricerca. Il gruppo di lavoro, usando i criteri stabiliti
dall´Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro
(International Agency for Research on Cancer, IARC), ha concluso
che i campi ELF debbano essere considerati come un "possibile
cancerogeno per l´uomo".
"Possibile cancerogeno per l´uomo" è la più bassa di tre categorie
("cancerogeno per l´uomo", "probabilmente cancerogeno per l´uomo",
"possibilmente cancerogeno per l´uomo") usate dalla IARC per
classificare l´evidenza scientifica relativa ad agenti
potenzialmente cancerogeni. La IARC ha due ulteriori
classificazioni dell´evidenza scientifica: "non classificabile" e
"probabilmente non cancerogeno per l´uomo", ma il gruppo di lavoro
del NIEHS ha ritenuto che vi fosse abbastanza evidenza per
eliminare queste categorie.
"Possibile cancerogeno per l´uomo" è una classificazione usata per
denotare un agente per il quale esista una limitata evidenza di
cancerogenicità nell´uomo ed un´evidenza meno che sufficiente negli
animali da esperimento. Quindi la classificazione è basata sulla
solidità dell´evidenza scientifica, non su quanto l´agente sia
cancerogeno, ovvero su quanto elevato sia il rischio.
Quindi "possibile cancerogeno per l´uomo" significa che esiste una
limitata evidenza credibile che suggerisca che l´esposizione a
campi ELF può provocare il cancro. Mentre non si può escludere, in
base all´evidenza disponibile, che l´esposizione a campi ELF causi
il cancro, sono necessarie ulteriori ricerche, focalizzate e di
alta qualità, per risolvere il problema.
La conclusione del gruppo di lavoro del NIEHS si basava soprattutto
sul fatto che quegli studi epidemiologici che suggeriscono che la
residenza in prossimità di elettrodotti dia luogo ad un aumento del
rischio di leucemia infantile mostrano una certa coerenza. Elementi
a sostegno di questa associazione sono stati trovati negli studi
che collegavano l´incidenza di leucemia infantile alla vicinanza
alle linee ed ai campi magnetici nelle case, questi ultimi misurati
nell´arco di 24 ore. Inoltre, il gruppo di lavoro ha trovato una
limitata evidenza di un aumento anche dei casi di leucemia
linfatica cronica in ambienti di lavoro.
E´ opportuno sottolineare che il gruppo di esperti ha analizzato
anche una lunga serie di effetti sanitari diversi dal cancro; nel
giudizio del gruppo per nessuno di questi l´evidenza scientifica
raggiungeva il livello di adeguata.
Due studi epidemiologici particolarmente importanti per le
dimensioni e per la metodologia impiegata sono stati pubblicati
dopo il rapporto NIEHS (Linet et al. 1998; McBride et al. 1999). I
loro risultati sembrano indebolire l´ipotesi di una cancerogenicità
dei campi magnetici, ma nessun gruppo di lavoro ha finora
effettuato, o aggiornato, una revisione critica della letteratura
che tenga conto di questi due contributi. Si deve peraltro
sottolineare che in un prossimo futuro è attesa la pubblicazione
dei risultati di uno studio epidemiologico britannico di grande
rilevanza. Entro breve tempo sono attese anche le conclusioni di un
gruppo di studio europeo incaricato di analizzare congiuntamente,
nei limiti consentiti da protocolli di indagine diversi, i dati
degli studi svolti fino ad ora.
E´ verosimile che enti governativi e organizzazioni internazionali
attendano questi risultati, oltre a quelli di studi di altra natura
(in vitro e in vivo) tuttora in corso, per commissionare nuove
valutazioni di sintesi, su basi più consistenti. In particolare,
nell´ambito del progetto più volte citato, l´OMS prevede nel 2001
una valutazione (effettuata congiuntamente alla IARC) degli effetti
cancerogeni dei campi ELF, mentre nel 2002 seguirà una valutazione
di altri possibili effetti sanitari.
Campi Elettromagnetici a Radiofrequenze e
Microonde
Il promemoria n.183 dell´OMS Campi elettromagnetici e salute
pubblica. Effetti sanitari dei campi a radiofrequenza si conclude
con le seguenti osservazioni:
- L´esposizione a campi RF può causare riscaldamento o indurre
correnti elettriche nei tessuti corporei. Il riscaldamento
costituisce la principale interazione dei campi RF ad alta
frequenza, al di sopra di circa 1 MHz. Al di sotto di circa 1 MHz,
l´azione dominante dell´esposizione a RF è l´induzione di correnti
elettriche nel corpo.
- Una revisione dei dati scientifici svolta dall´OMS nell´ambito
del Progetto internazionale CEM (Monaco, Novembre 1996) ha concluso
che, sulla base della letteratura attuale, non c´è nessuna evidenza
convincente che l´esposizione a RF abbrevi la durata della vita
umana, né che induca o favorisca il cancro.
- Comunque, la stessa revisione ha anche evidenziato che sono
necessari ulteriori studi, per delineare un quadro più completo dei
rischi sanitari, specialmente per quanto concerne un possibile
rischio di cancro connesso all´esposizione a bassi livelli di campi
RF.
Le stesse valutazioni sono riportate nel Promemoria n.193 Campi
elettromagnetici e salute pubblica. I telefoni mobili e le loro
stazioni radiobase che, come il titolo indica, tratta il problema
specifico della telefonia cellulare, particolarmente sentito dal
pubblico.
A tale riguardo è di tutta evidenza che le preoccupazioni dei
cittadini nascono molto più dalle antenne fisse per il servizio
(tecnicamente indicate come stazioni radio base) che dal telefono
in sé, nonostante quest´ultimo esponga l´utente a campi molto più
intensi.
Per quanto riguarda le stazioni radio base, alle conclusioni sopra
riportate in merito alla pericolosità dei campi elettromagnetici a
radiofrequenza in generale, se ne devono aggiungere altre relative
alle particolari condizioni di esposizione. Le caratteristiche di
direzionalità dei fasci emessi e le basse potenze di uscita fanno
sì che i livelli di campo in tutte le reali situazioni di
esposizione siano estremamente bassi, tali da non prefigurare allo
stato attuale delle conoscenze effetti biologici significativi.
Queste considerazioni, espresse in un articolo del Notiziario ISS
nel 1996, praticamente coincidono con quelle successive
dell´Istituto Svedese di Protezione dalle Radiazioni.
Importanti ricerche sono in atto o in programma per il prossimo
futuro. Tra queste sembra opportuno segnalare uno studio
epidemiologico sull´associazione tra l´uso di telefoni cellulari e
tumori della testa e del collo. Allo studio, coordinato dalla IARC,
partecipano gruppi di ricerca di 14 paesi, tra cui l´Italia.
Sulla base di questi studi, l´OMS e la IARC effettueranno nel 2003
una valutazione degli effetti cancerogeni dei campi
elettromagnetici a radiofrequenza, mentre per il 2004 è prevista la
valutazione di eventuali altri effetti sulla salute.
Sull´argomento legge anche:
Aspetti sanitari
dell´esposizione a campi elettromagnetici, di Paolo Vecchia -
Istituto superiore della Sanità. 2005 (pdf 726 kb)
IARC Monographs on the
Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans (inglese)
(pdf 16 kb)
Fonte arpa emr
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